San Giovanni Battista PDF Stampa E-mail

 

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Giovanni Battista è l'unico santo, oltre la madre del Signore, del quale si celebra con la nascita al cielo anche la nascita secondo la carne.
Fu il più grande fra i profeti (Lc 7,26-28), perchè potè additare l'Agnello di Dio che toglie il peccato del mondo (Gv 1,29.36).
La sua vocazione profetica fin dal gembo materno è circondata di eventi straordinari, pieni di gioia messianica, che preparano la nascita di Gesù (cfr Lc 1,14.58).
Giovanni è il Precursore del Cristo con la parola e con la vita (Mc 6,17-29).
Il battesimo di penitenza che accompagna l'annunzio degli unltimi tempi è figura del Battesimo secondo lo Spirito (Mt 3,11).
La data della festa, il 24 Giugno, tre mesi dopo l'annunciazione e sei mesi prima del Natale, risponde alle indicazioni di Luca (1,39.56-57).
Giovanni sigilla la sua missione di precursore con il martirio. Erode Antipa, imprigionatolo nella fortezza di Macheronte ad Oriente del Mar Morto, lo fece decapitare (Mc 6,17-29).
Egli è l'amico che esulta di gioia alla voce dello sposo e si eclissa di fronte al Cristo, sole di giustizia: (Gv 3,29-30).
Alla sua scuola si sono formati alcuni dei primi discepoli del Signore (Gv 1,35-40).
Fin dal sec. V il 29 Agosto si celebrava a Gerusalemme una memoria del Precursore del Signore. Il suo nome non si trova nel Canone Romano.

 

Cenni Storici
Dopo il terremoto dell'11 Gennaio 1693 il principe Stefano Riggio, fece ricostruire un'altra chiesa, molto più piccola al centro del paese. Il principe decise di intitolarla a San Giovanni Battista.
Stabilire perchè Don Stefano Riggio abbia voluto dedicare le due chiese a due santi diversi è un impresa.
Forse perchè aveva una particolare predilezione per i due santi o, nella sua famiglia non mancarono i Giuseppe, o tenne fede al principale comandamento dell'ordine dei cavalieri di Malta, di cui egli faceva parte, che diceva: fatta edificare una chiesa e soddisfatta qualche devozione personale, bisognava nell'eventualità avere una seconda cappella da dedicare al titolare dell'ordine, San Giovanni Battista.
I trizzoti, costruita la chiesa, vollero raffigurare il loro santo patrono, scegliendo una statua. Così un trezzoto, un certo Castorina o Lo Faro (opinioni storiche contrastanti), rinchiusosi in una stanza del palazzo del principe ad Acitrezza, cominciò la sua opera, usando del legno e prendendo a modello un uomo, un certo Gilletti, anch'egli trizzoto.
Per nessun motivo lo scultore uscì dalla stanza durante i tre mesi di lavoro, pare addirittura che gli veniva calato il cibo dal tetto, per evitare che occhi indiscreti possano dissacrare quell'opera così devota.
La statua ad altezza d'uomo venne deposta in una nicchia centrale sopra l'altare e chiusa da ante scorrevoli, che viene chiamata "cammaredda". Tale mistero sull'esistenza della statua ad Acitrezza è la fonte di tanta commossa devozione, la causa di quel rispetto profondo, affettuoso, "trizzoto", manifestato a piena voce o nel silenzio di una preghiera.
E' difficile rimanerne fuori, freddamente distaccati, quando si nasce "trizzoti"; è quasi impossibile capire ciò che accade dentro ad ogni persona che vive e sente la "festa", ma certo è che qualcosa li accomuna e gli dà la forza per poter gridare ancora una volta "W San Giovanni".

 

La statua
La scelta dei trizzoti non è stata affatto casuale: la gente ha bisogno di toccare, sentire perchè trascinante la loro devozione; sente il bisogno di una risposta forte, forte come le loro emozioni.
Una figura d'uomo dalla carnagione pallida, il volto magro con barbetta a pizzo, i capelli lunghi castano-rossiccio, una pelle di cammello alla vita, legata da una cintura argentea, un lungo mantello rosso cosparso di fiori gialli, che gli cinge la spalla destra e scivola lungo la sinistra, coprendo il braccio piegato a sua volta.
Con la mano sinistra tiene un libro ed un asta d'argento, di piccolissimo diametro terminante a croce, alla cui estremità pende un nastro con su scritto: "Ecce Agnus Dei". Con l'indice della mano destra, indica un agnello, anch'esso argenteo posto ai suoi piedi. E sul capo infine una aureola dorata.
La statua è un' opera lignea che non mostra affatto i suoi 300 anni, ed a parte qualche piccolo restauro, non è mai stata rifatta per intero. Anche questo particolare contribuisce ad aumentare l'alone di miracolo che generalmente la circonda.
D'altronde è il sentimento popolare ad avere la meglio sulla stessa immagine della statua; basti pensare ai numerosi particolari anatomici che servono a farla sentire, vedere come una persona viva.
Bisogna pensare all'andamento del piede destro, alle spiccate vene del braccio destro, che accompagnano il movimento dell'indice, al costato, allo sguardo, vivo e caratterizzato dal senso del movimento.

 

 

Galleria fotografica

 

 

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