Discorso in occasione della Dedicazione (14-10-2016) PDF Stampa E-mail
Reverendissimo Padre,
la comunità cristiana di Acitrezza chiede che questa chiesa parrocchiale sia dedicata al Signore Dio Onnipotente e al precursore e martire Giovanni il Battista. È nostro vivo desiderio che questo luogo, mediante la preghiera consacratoria e l'unzione con il crisma, continui ad essere la casa di Dio tra gli uomini, la fontana del villaggio, luogo dell'incontro vivo e vero con il Signore Risorto e della comunione di fede e di amore con Dio e tra di noi. Desideriamo celebrare questo lieto evento nel contesto dell'anno giubilare della misericordia, esattamente il 14 ottobre, giorno in cui ricorre il trecentoventesimo anniversario di benedizione di questa chiesa, avvenuta nel 1696, a tre anni di distanza dal disastroso terremoto che tanti danni arrecò al piccolo villaggio di Trezza.
Questa è la casa-chiesa di Acitrezza nella quale si raduna una comunità che da oltre trecento anni cammina nei sentieri della storia.
Questa è la chiesa parrocchiale di Acitrezza, che sorge dinanzi all'incantevole scenario dell'isola Lachea e degli Scogli dei Ciclopi; una chiesa rivolta verso il mare, a oriente, da dove viene il Sole che sorge a rischiarare quelli che stanno nelle tenebre.
Questa è la piccola chiesa di Acitrezza, la chiesa del porto, la chiesa che, vista dal mare, è come un faro luminoso e che, collocata in mezzo alle case, le abbraccia tutte.
Questa è la chiesa madre di Acitrezza, sorta proprio qui, dove esisteva già un piccolo luogo di culto dedicato al Battista, destinata a sconvolgere i progetti del principe feudatario che voleva per il suo villaggio un'altra chiesa e un'altro patrono. Anche per noi è risuonata la profezia evangelica: "No, si chiamerà Giovanni", sarà lui il patrono del piccolo borgo, e questa sarà la chiesa che il popolo di Trezza rivendicherà come sua, riedificandola e ampliandola. Giovanni è il nome dell'arciprete che il 14 ottobre 1696 volle benedire questa chiesa parrocchiale. Ed oggi io, Giovanni, parroco di questa comunità ho l'onore di vivere, a coronamento di un lungo cammino, questa memorabile esperienza della dedicazione di questa chiesa parrocchiale.
La chiesa-edificio è immagine della Chiesa-comunità che cammina nei sentieri della storia e che rinnova il suo proposito di seguire il Signore, di consacrarsi a Lui, per essere segno di unità e testimonianza viva di misericordia. La comunità si edifica in particolare all'interno dell'edificio chiesa, principalmente in due luoghi: attorno all’altare, quale segno di unità, dove ci raduniamo attorno a Cristo, sacerdote, altare e vittima sacrificale. Accanto all’altare, altrettanto importante è l’ambone, il luogo dal quale si proclama la Parola di Dio, lampada che illumina i passi della comunità credente.
Abbiamo tanto desiderato questo momento che rappresenta il culmine di tutto un cammino durato oltre tre secoli. Desideriamo proiettarci in avanti per essere Chiesa che incontra con gioia il suo Signore Crocifisso e Risorto, annuncia il suo Vangelo e testimonia la misericordia del Padre. Insieme a questa chiesa e a questo altare oggi tutta la
comunità si consacra. Vogliamo appartenere solo al Signore. Noi siamo il suo popolo, gregge che egli pasce. Nulla deve mai separarci dall'amore di Dio in Cristo Signore!
Desidero ringraziare lei, eccellenza, per questo grande dono che segna una tappa fondamentale nel cammino di questa comunità. Saluto e ringrazio le autorità civili e militari, che condividono con noi la gioia di questa serata. Ringrazio voi, confratelli sacerdoti, legati a vario titolo a questa comunità. La vostra presenza ci onora e rende piena la nostra gioia.
Ringrazio soprattutto la comunità di Acitrezza in tutte le sue componenti. È questa una comunità che si sente Chiesa e ama la sua chiesa. Vi ringrazio per il vostro impegno e per la testimonianza quotidiana di fede che traspare dal vostro modo di vivere e di agire: il ringraziamento va al vicario parrocchiale padre Anand; al Consiglio pastorale e al Consiglio per gli affari economici, organismi di partecipazione fondamentali per la vita della comunità; alle catechiste per la dedizione e la costanza nella testimonianza della fede; agli animatori dell'oratorio; ai ministranti; al coro parrocchiale per i sacrifici affrontati in questi mesi affinché la nostra comunità potesse oggi elevare il cantico della lode al Signore; alle commissioni dei festeggiamenti di San Giovanni Battista e della Madonna della Buona Nuova; agli operatori della Caritas per il servizio che svolgono con discrezione e nella generosità; ai ministri straordinari della comunione che rendono visibile la misericordia di Dio per i sofferenti; al gruppo famiglie, ed infine alle associazioni: l'Azione Cattolica, il Gruppo del Dialogo, i soci dell'Apostolato della Preghiera. Desidero ringraziare in particolare la Confraternita San Giovanni Battista, il presidente e tutto il consiglio direttivo per la decisione di donare alla comunità i fondi necessari per la realizzazione dell'altare. Questi lavori di adeguamento liturgico della chiesa sono frutto dell'impegno di tutta la comunità. Posso attestare che in molti hanno contribuito generosamente, con amore, anche a costo di rinunce e sacrifici.
Un sentito ringraziamento va ai generosi donatori del paliotto e dei pezzi antichi che sono stati integrati nell'ambone, all'architetto Carmela Conticello che ha elaborato il progetto e ne ha seguito l'esecuzione in tutte le sue fasi, al direttore dell'Ufficio Diocesano per i Beni Culturali Ecclesiastici, don Carmelo Sciuto per la sua fattiva disponibilità e alle maestranze, Giovanni Cristaldi, Nino e Giuseppe Privitera, che con impegno e passione hanno realizzato quello che noi oggi possiamo ammirare.
Al Signore nostro Dio eleviamo la lode in questo tempio santo; adoriamolo in Spirito e verità, ed insieme camminiamo nella fede e nell'amore.
Don Giovanni Mammino
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