Riflessione strage Sharm el Sheik (29-07-2005) PDF Stampa E-mail

Riflessione in occasione della veglia di preghiera per le vittime della strage di Sharm el Sheikh

Acitrezza, 29 luglio 2005

 

Ci siamo purtroppo abituati ad assistere da spettatori alle tristi vicende legate alle efferate stragi del terrorismo; abbiamo qualche volta pensato che fatti del genere non ci riguardassero direttamente e che fossero solo fenomeni metropolitani e ben delimitati nell’ambito di alcune zone a rischio. Non è così. Nella tranquilla mattina di sabato 23 luglio la cittadina di Acitrezza viene raggiunta dagli effetti devastanti del terrore, della violenza e della morte. C’è qualcuno dei nostri nella strage di Sharm el Sheikh, la località turistica della penisola del Sinai.

Il Sinai, un luogo significativo per noi; sul monte Sinai, situato a non molta distanza da Sharm el Sheikh, il Signore Dio donò il decalogo, i dieci comandamenti per il popolo di Israele. In quel luogo fu detto: non uccidere, non avrai altri dei al di fuori di me; ma proprio lì si uccide e dunque ci si dimentica del vero Dio. L’umanità continua a non comprendere il suo invito e a non seguire le vie che conducono alla vita. Il giusto e l’empio vivono insieme e il grano cresce insieme alla zizzania. Risuona ancora l’invito del salmo 37: Confida nel Signore e fa il bene, abita la terra e vivi con fede, lui fa sicuri i tuoi passi e segue con amore il tuo cammino. C’è dunque un cammino che ci conduce alla beatitudine se confidiamo in Lui, nonostante tutto. Proprio Gesù, il Figlio di Dio ci ha ricordato queste cose venendo nel mondo, promulgando da un altro monte, quello delle beatitudini, la nuova legge dell’amore. È beato chi confida nel Signore e pone in lui la sua speranza, è beato chi lotta per la giustizia e per la verità pagandone le conseguenze, è beato chi sa trasformare in dono d’amore le proprie sofferenze, è beato chi sa guardare alle cose con lo stesso sguardo di Dio.

Ma Dio, l’Onnipotente, riesce ad entrare in questo mondo? Dove abita? Abita dove lo si lascia entrare. Non riesce ad entrare nei cuori di chi coltiva pensieri di odio e di morte, non entra nei cuori di chi vive ripiegato su stesso e sui propri beni materiali, non entra in chi ha fatto del divertimento sfrenato la propria ragione di vita, non entra in chi non vive ma si lascia vivere.

La preghiera e la riflessione di oggi non servirà a nulla se non si trasformerà in impegno di vita. Non possiamo vivere nell’indifferenza di fronte a tutto quello che accade attorno a noi, non possiamo disperdere le forze, qui e oggi possiamo costruire un mondo solidale e una cultura di solidarietà per chi soffre, per chi viene condannato all’emarginazione, per i disabili, per gli anziani e per tanti che attendono il nostro aiuto.

Eucaristia domenicale, preghiera e impegno di vita sono aspetti di un’unica realtà di vita cristiana, realtà chiamata ad essere significativa nel nostro territorio.

O Signore, dona la tua pace a Sebastiano e Daniela, a Giovanni e a Rita, e a tutte le vittime di questa terribile strage. Ai familiari e a tutti noi dona la forza di andare avanti seguendo la strada tracciata da Giovanni il Battista, il nostro amato patrono, la strada che ci conduce a Cristo, l’Agnello di Dio, che dona la sua vita per noi e toglie i peccati del mondo.


                  

Don Giovanni Mammino

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