Discorso di Ringraziamento e Saluto Acitrezza (09-05-2017) PDF Stampa E-mail

 

Carissimi amici,

 

quello che stiamo vivendo è un momento denso di forti sentimenti e carico di emozioni. È come se due compagni di viaggio, dopo tanto cammino fatto insieme, dopo aver condiviso gioie e dolori, fossero costretti a separarsi. È una sensazione sgradevole. È uno strappo doloroso. Questa Eucaristia che celebriamo è l’ultima che presiedo da vostro parroco. Soffro per questo distacco, ma sono sereno, perché rispondo ad una chiamata che il Signore mi ha rivolto e riconosco che gli avvicendamenti sono necessari e salutari per la vita stessa della Chiesa.

Guardando a questi anni vissuti con voi sento il cuore ricolmo di gioia e di gratitudine al Signore. Gioia e gratitudine per quello che il Signore ci ha dato di realizzare insieme. Tra lentezze e ritardi, tra difficoltà e fatiche, questa nostra comunità è cresciuta. Un cammino è stato fatto. Avrei voluto fare di più e meglio, sono consapevole dei miei peccati e dei miei limiti, ma ho la coscienza di aver lavorato con amore. Con l’apostolo Paolo posso affermare che “non mi sono mai tirato indietro da ciò che poteva essere utile, al fine di predicare a voi e di istruirvi, in pubblico e nelle case …non mi sono sottratto al dovere di annunciarvi tutta la volontà di Dio” (Atti 20,20.27). “Siamo stati amorevoli in mezzo a voi, come una madre che ha cura dei propri figli. Così affezionati a voi, avremmo desiderato trasmettervi non solo il Vangelo di Dio, ma la nostra stessa vita, perché ci siete diventati cari… Come fa un padre verso i propri figli, abbiamo esortato ciascuno di voi, vi abbiamo incoraggiato e scongiurato di comportarvi in maniera degna di Dio, che vi chiama al suo regno e alla sua gloria” (1 Ts 2,7-8.11-12).

Che grande dono il Signore mi ha dato di essere parroco di una parrocchia dedicata al mio santo, il grande Giovanni, precursore e martire. Penso di non avere smentito quella affermazione che pronunciai il 16 dicembre 2001, nel giorno del mio insediamento: “consideratemi il primo devoto di san Giovanni!”. Sì, è vero, ammiro questo santo per il suo coraggio e la sua umile e grande fede. Che la nostra devozione sia sempre profonda ed autentica e che non si limiti ai giorni belli della festa. Che bella festa la nostra, quando ci si ritrova insieme a gustare la gioia della fraternità e a sentirci sempre più trezzoti.

In questi anni ho sempre sperimentato la presenza materna della Vergine Maria, qui venerata come Causa nostrae laetitiae, la Madonna della gioia. Non posso non ricordare i bei momenti vissuti in occasione della festa del primo centenario della statua della Madonna, la visita del reliquiario delle Lacrime di Maria e l’atto di consacrazione della nostra comunità.

Un grande dono il Signore ha fatto a tutti noi; quello di vedere in piena agibilità il nostro oratorio, in pieno splendore la nostra chiesa e in piena attività il Centro Redemptoris Mater. Ricordo in modo indelebile quel giorno in cui entrammo per la prima volta con i ragazzi nel salone dell’oratorio da poco ristrutturato e quel momento in cui una colomba volò in lungo e in largo per la sala. Incancellabile il ricordo della dedicazione della nostra chiesa e dell’altare. Bellissime esperienze quelle dei campeggi realizzati presso il nostro Centro a Zafferana.

C’è un ricordo vivo e gioioso che porterò sempre con me: quello di aver conosciuto, qui ad Acitrezza, tante persone splendide, ricche di umiltà e di sapienza, di umanità, di fede semplice e operosa; persone con le quali ho costruito rapporti di cordialità, di collaborazione, di amicizia, di paternità spirituale; persone che mi hanno arricchito, mi hanno fatto crescere e sostenuto. Con intimo stupore e viva commozione ricordo i numerosi bambini per i quali in questi sedici anni ho celebrato il sacramento del battesimo. Li sento tutti figli di Dio e figli miei e per essi invoco vita e salute. Penso a quei ragazzi che ho guidato nel cammino di catechesi per un pieno inserimento nella vita in Cristo e nella Chiesa. Penso agli adolescenti e giovani che hanno intrapreso il loro percorso di vita qui o altrove, e per i quali ho celebrato il sacramento del matrimonio e il battesimo dei figli. Penso alle numerose coppie che si sono sposate in questa chiesa e all’intima gioia che provo quando le vedo progredire nell’amore reciproco e nell’accoglienza del dono dei figli. Penso agli anziani e agli ammalati che con la loro sofferenza e pazienza mi hanno riportato alla realtà di una vita che vale più dell’efficienza materiale e delle cose effimere. Penso ai tanti defunti per i quali ho elevato preghiere di suffragio ed in particolare quelli che ho visto lasciare questo mondo con una grande carica di pace, di fede e di amore. Li sento vicini e mi affido alla loro intercessione. Fra questi ricordo mons. Alfio Coco, mio predecessore, che ho avuto l’onore di conoscere e di seguire negli ultimi anni della sua vita, e don Giovanni Bonaccorso che ho visto soffrire e dare l’ultimo respiro in questo nostro borgo che lo vide nascere.

Ringrazio il Signore per il mio predecessore don Salvatore Coco, che fin dalla mia infanzia mi ha voluto bene e sempre mi segue con discrezione e affetto. Ricordo i viceparroci: don Antonio Cotza ed in particolare don Giuseppe Pavone col quale ho vissuto una bella esperienza di fraternità sacerdotale e di impegno pastorale. Rendo lode al Signore per te, Padre Anand, che hai condiviso quest’ultimo tratto del mio cammino pastorale in questa comunità. Apprezzo i tuoi sacrifici, il tuo impegno a favore della nostra comunità e la pazienza che hai mostrato nei miei riguardi.

La nostra comunità in questi anni è stata scelta per il tirocinio pastorale dei seminaristi. Ringrazio il Signore per le belle esperienze vissute con don Salvatore Cassaniti, don Gaetano Pappalardo, don Giuseppe Pavone, e in questi ultimi anni con Orazio Sciacca e Fabrizio Gentiluomo.

Rendo lode al Signore per il dono delle vocazioni. Egli mi ha dato la grazia di veder fiorire la vocazione al sacerdozio del nostro Rosario Pappalardo. Anche questo è un dono grande che manifesta la presenza viva dei Signore nella nostra comunità e l’azione dello Spirito che parla ai cuori dei fedeli.

In questi anni nella guida della comunità non mi sono mai sentito solo perché ho riscontrato un grande senso di corresponsabilità nei due organismi di partecipazione: il Consiglio Pastorale e il Consiglio per gli Affari economici. Quante volte mi sono avvalso dei saggi consigli dei componenti di questi organismi preziosi per il bene della comunità. Non posso non ringraziare una persona speciale, il rag. Giovanni D’Ambra, che sempre, fedelmente e costantemente, mi è stato accanto nell’affrontare le complesse questioni amministrative. Elevo la mia gratitudine al Signore per il dono di una persona che Egli mi ha posto accanto nel cammino ed il cui ruolo è stato determinante in questi anni: Francesco Finocchiaro. Non riesco a dire altro, se non una parola … grazie! Grazie a te, Alfio Previtera, per la tua passione e dedizione per il nostro Centro Redemptoris Mater, per il rispetto e la fiducia manifestata sempre nei miei riguardi.

Impossibile dimenticare la bella esperienza vissuta in questi anni con le catechiste. Persone splendide, cariche di fede e di umanità. Quanti sacrifici, quanto impegno per comunicare ai nostra ragazzi la gioia del Vangelo. Il Signore vi ricompensi per il bene che fate.

A voi giovani animatori dell’oratorio esprimo la mia gratitudine perché avete reso vivo il nostro oratorio dimostrando che non bastano le strutture rese agibili e decorose se mancano le persone. Elevo il mio canto di lode per il coro parrocchiale perché ha reso sempre belle le nostre liturgie nella nobile semplicità. Ricordo con gratitudine il lavoro svolto dai ministri straordinari della comunione e dalla Caritas. Grazie a voi tante persone, che la società ritiene scarto, hanno potuto sperimentare la vicinanza della comunità. Ringrazio il Signore per il gruppo famiglie che ha compiuto in questi anni un cammino di maturazione nel cammino di fede e di vita coniugale. Non posso fare a meno di ricordare le due commissioni della feste di San Giovanni e della Madonna della Buona Nuova. Grazie ai vostri sacrifici e al vostro impegno le nostre feste sono state sempre belle, partecipate e ben gestite.

Ringrazio il Signore per il dono delle associazioni, l’Azione Cattolica, la più antica associazione parrocchiale, che ha portato avanti in questi anni un buon cammino di formazione per il bene della comunità. Ricordo con piacere le belle iniziative portate avanti dalle signore del Gruppo del Dialogo che hanno sostenuto in tutti i modi le opere parrocchiali. Non posso dimenticare la generosità della confraternita nelle varie iniziative portate avanti e per il fattivo sostegno nei lavori dell’oratorio e per la realizzazione dell’altare. Silenzioso, ma efficace, è il servizio dell’Apostolato della Preghiera, la preghiera quotidiana di tanti che sostiene la vita della Chiesa. Grazie ai giovani del Centro Studi Acitrezza, sempre disponibili ad offrire alla comunità il servizio prezioso della diretta streaming al fine di raggiungere tanti amici che desiderano mantenere i contatti con noi. Porto nel cuore la bella esperienza di collaborazione con le autorità civili e militari, con lei, sig. Sindaco, i carabinieri e i Vigili urbani. Encomiabile il rapporto di stima e collaborazione con i dirigenti scolastici e il corpo docente del nostro Istituto Roberto Rimini.

Entrando nel vivo del mio impegnativo ministero di vicario generale posso affermare con fierezza di essere stato parroco, felicemente parroco, parroco per sedici anni della bella comunità di Acitrezza. È, questa, un’esperienza che porterò impressa nella mente e nel cuore e che mi sarà sicuramente utile per comprendere e discernere le complesse vicende ecclesiali della nostra diocesi, in stretta collaborazione col nostro vescovo. Vi chiedo di pregare per me, perché il Signore, che mi ha chiamato a questo ministero, mi dia la grazia di stato, il dono necessario del Suo Santo Spirito per il bene della Chiesa. Vi chiedo perdono per tutte quelle volte in cui non sono stato all’altezza delle situazioni e delle vostre attese; perdono per le delusioni e per le sofferenze che ho potuto causare; perdono per i miei difetti e i miei peccati che hanno frenato il vostro cammino verso la santità.

Concludo lasciandovi un pensiero di Santa Teresa di Calcutta che mi ha fatto tanto riflettere: “Il passato appartiene alla misericordia di Dio, il futuro alla Provvidenza di Dio, il presente all’Amore di Dio”.

Carissimi fedeli di Acitrezza, facciamo memoria di questa grande misericordia, abbandoniamoci a questa Provvidenza, affidiamoci a questo grande Amore.

Il Signore vi dia pace e vi colmi di speranza e di gioia!

Don Giovanni Mammino

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