Discorso insediamento nuovo CPP (10-11-2006) PDF Stampa E-mail

Discorso in occasione dell’insediamento del nuovo Consiglio Pastorale Parrocchiale

Acitrezza, 10 novembre 2006

 

 

Carissimi membri del Consiglio Pastorale Parrocchiale,

         questa sera celebriamo un evento. Inizia una nuova tappa nel cammino di questa comunità. In un clima di gioia, fiducia e speranza si insedia il nuovo Consiglio Pastorale Parrocchiale, che è chiamato per il prossimo quinquennio a collaborare «all’opera pastorale del parroco […] per l’edificazione della comunità cristiana». Rendo grazie al Signore perché suscita nella sua Chiesa fedeli collaboratori e laici che, vivendo fino in fondo la fede del Battesimo, si impegnano ad essere testimoni e profeti di salvezza.

         Esprimo il mio saluto a tutti voi, ai membri riconfermati per il loro impegno e dedizione a beneficio della comunità, ma soprattutto ai nuovi consiglieri per aver accolto l’invito a far parte di questo organismo di partecipazione e di comunione ecclesiale. La vostra presenza tra noi è un segno di speranza.

         Con il rinnovo dello statuto e del Consiglio Pastorale noi ci poniamo ancora una volta in perfetta continuità col Concilio Vaticano II che ha voluto la Chiesa come comunione, segno di speranza per l’umanità, comunità missionaria che annuncia l’evento salvifico del Cristo, nell’attesa della sua venuta. Noi annunciamo la morte e risurrezione del Signore, il suo dono di amore. Annunciamo Gesù risorto, speranza del mondo. «La sua risurrezione è un’esplosione di luce, un’esplosione di amore che scioglie le catene del peccato e della morte». In questo nostro tempo in cui Dio viene escluso dalla vita pubblica, viene ritenuto superfluo, anzi estraneo, noi annunciamo la speranza di una vita piena in Cristo, vogliamo portare speranza, dare risposte positive alle attese della gente, desideriamo che ci si incontri con la persona di Gesù Cristo «che da alla vita un nuovo orizzonte e con ciò la direzione decisiva». Se questo rappresenta il nostro orizzonte di vita, allora saremo nel nostro territorio una presenza viva e significativa.

Insieme, pastore e membri del Consiglio Pastorale, vogliamo condividere col Pastore supremo la preoccupazione per le pecore sparse nei pascoli di questo mondo o raccolte nell’ovile del territorio di Acitrezza : «Ecco, io stesso cercherò le mie pecore e ne avrò cura. Come un pastore passa in rassegna il suo gregge quando si trova in mezzo alle sue pecore che erano state disperse, così io passerò in rassegna le mie pecore e le radunerò da tutti i luoghi dove erano disperse nei giorni nuvolosi e di caligine. Le ritirerò dai popoli e le radunerò da tutte le regioni. Le ricondurrò nella loro terra e le farò pascolare sui monti d’Israele, nelle valli e in tutte le praterie della regione. Le condurrò in ottime pasture e il loro ovile sarà sui monti alti d’Israele; là riposeranno in un buon ovile e avranno rigogliosi pascoli sui monti d’Israele. Io stesso condurrò le mie pecore al pascolo e io le farò riposare. Oracolo del Signore Dio. Andrò in cerca della pecora perduta e ricondurrò all’ovile quella smarrita; fascerò quella ferita e curerò quella malata, avrò cura della grassa e della forte; le pascerò con giustizia».

         Alla base di ogni attività pastorale non può non essere presente questo senso di compassione e il desiderio di cercare, radunare in unità, dare nutrimento sostanzioso, guidare nel cammino, dare ristoro e pace, curare e alleviare le sofferenze. È questo il vero il senso della pastoralità che il pastore deve condividere con i collaboratori e viceversa. Siamo chiamati non solo a cercare ma a parlare, a scuotere, e soprattutto ad essere testimoni, così come Paolo scriveva a Timoteo: «annunzia la parola, insisti in ogni occasione opportuna e non opportuna, ammonisci, rimprovera, esorta con ogni magnanimità e dottrina. Verrà giorno, infatti, in cui non si sopporterà più la sana dottrina, ma, per il prurito di udire qualcosa, gli uomini si circonderanno di maestri secondo le proprie voglie, rifiutando di dare ascolto alla verità per volgersi alle favole. Tu però vigila attentamente, sappi sopportare le sofferenze, compi la tua opera di annunziatore del vangelo, adempi il tuo ministero».

         L’insediamento del nostro Consiglio avviene dopo la celebrazione del Convegno diocesano e di quello nazionale. In piena sintonia con gli orientamenti della grande comunità ecclesiale, andiamo adesso al particolare, pensando a noi in quanto chiamati ad essere testimoni del Risorto nel nostro ambiente. Già fin da ora è opportuno guardare avanti per fissare delle mete e i conseguenti percorsi. Guardiamo al nostro ambiente per comprenderlo. Acitrezza sta cambiando e continua a cambiare. Forse il primo nostro lavoro e impegno deve essere quello di studiare il territorio. Spetta a noi, anche attraverso indagini statistiche e altri strumenti di osservazione, renderci conto della reale situazione della nostra cittadina per individuare quali sono le attese e le emergenze del territorio.

Dallo studio del territorio occorre passare all’evangelizzazione. Penso alla catechesi ai fanciulli che deve essere pian piano rinnovata. Proprio di questo si è parlato all’ultimo convegno catechistico diocesano. Davanti a noi sta una grande sfida educativa, l’educazione della persona alla vera libertà e alla responsabilità. Occorre formare ragazzi e giovani maturi e responsabili, che abbiano il coraggio delle decisioni definitive, che oggi vengono considerate un vincolo che mortifica la libertà. Le stesse finalità deve perseguire la pastorale giovanile. A che serve portare avanti iniziative legate allo sport, divertimento e svago se non si è capaci di formare giovani maturi, responsabili, intelligenti che sappiano essere i protagonisti della storia di Acitrezza. Ci auguriamo in questi anni di poter utilizzare al massimo le nostre strutture (Oratorio, Centro Redemptoris Mater, campo sportivo) per portare avanti, con la collaborazione di tutti, un serio progetto educativo per i ragazzi e i giovani di Acitrezza. La catechesi degli adulti deve puntare a consolidare sempre più il cammino di fede in vista della testimonianza. Come sarebbe bello se in questi anni riuscissimo a ravvivare le zone pastorali in vista di un itinerario di riscoperta della fede e di ascolto della Parola di Dio.

         La vita di una comunità parte dal Mistero di Cristo celebrato nell’Eucaristia. Il gruppo liturgico, i ministranti, il coro, il gruppo dei lettori aiutino sempre più la comunità nel favorire una partecipazione consapevole e attiva alle celebrazioni. Come sarebbe bello se la nostra chiesa parrocchiale, totalmente ristrutturata, diventasse il luogo della bellezza, dove ci si incontra con Dio e si fa esperienza di Lui, un oasi di pace per poter poi vivere la vita di ogni giorno nel suo nome. Anche le feste patronali devono aiutarci a vivere sempre più la dimensione della fede. Non possiamo lasciarci prendere dal vortice delle feste che ovunque sembrano sganciarsi dal vero senso religioso e di fede per diventare solo eventi turistici e di spettacolo.

         La carità e l’impegno sociale devono manifestare in modo preponderante la vita della comunità. La carità è già un annuncio dei fede. Come sarebbe bello se tanti si mobilitassero nell’ambito sociale e politico – nel senso nobile del termine – per scuotere l’ambiente della nostra cittadina e del nostro comune dal torpore e dalla meschina lotta di interessi che distoglie tempo e risorse dai problemi reali. Dal punto di vista sociale Acitrezza sta cambiando a vista d’occhio: aumentano gli stranieri, le giovani coppie vanno ad abitare fuori, nel centro storico aumentano gli anziani. Che tipologia di gente viene ad Acitrezza? Quale sarà la fisionomia della nostra cittadina in questi anni? Che ruolo potrà svolgere la nostra comunità in un contesto così mutato?

         Oltre all’emergenza educativa occorre prendere in considerazione il problema della famiglia. La comunità deve sostenere le famiglie in ogni modo e suscitare un sostegno fra le famiglie. Come sarebbe bello se i piccoli semi gettati nel terreno potessero germogliare mediante la formazione di un gruppo famiglie unito, pieno di vitalità, che potesse presentarsi come punto di riferimento per le famiglie della nostra parrocchia. Come sarebbe bello se da questo circolo virtuoso venisse fuori un cammino di formazione per i fidanzati e le giovani coppie, sostenuto da famiglie che vivono con gioia la loro vita coniugale. I casi sempre più frequenti di famiglie distrutte ci interpellano.

         Le associazioni, all’interno della comunità, sono chiamate a portare elemento nuovi nel cammino di fede. Come sarebbe bello se ogni associazione, coltivando la propria specificità, contribuisse al bene di tutti, evitando doppioni di iniziative e inutili antagonismi.

 

         All’interno della comunità parrocchiale il Consiglio Pastorale deve essere l’elemento di comunione, il laboratorio delle scelte e di un rinnovato stile pastorale. Il parroco ha bisogno di ascoltare e di capire ciò che avviene attorno a sé. Siete stati scelti non a caso ma perché rappresentanti dei settori pastorali e delle zone. In voi pongo la mia fiducia e mi aspetto tanto. Lavoreremo insieme, studieremo insieme, insieme ascolteremo ciò che lo Spirito dice alla sua Chiesa, ma soprattutto ci sosterremo nel nostro cammino di fede.

         Con San Giovanni Battista diciamo ancora una volta «parate viam Domini» - preparate la via al Signore -. È questa la nostra missione, preparare strade, percorsi, per far sì che la Parola si diffonda e fruttifichi nel cuore di tutti.

         Sul nuovo Consiglio Pastorale invoco la benedizione del Signore e il dono del Suo Santo Spirito perché possiamo camminare uniti nella fede e nell’amore per essere in questo nostro tempo testimoni di Gesù risorto, speranza del mondo.

 

Don Giovanni Mammino

 


1. Statuto del CPP, art. 2.

2. Benedetto XVI, Discorso ai partecipanti al Convegno ecclesiale di Verona,

    19 ottobre 2006.

3. Benedetto XVI, lettera enciclica Deus caritas est, 1.

4. Ez 34, 11-16.

5. 2 Tm 4, 2-5.

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