Discorso Messa Pontificale San Giovanni (24-06-2002) PDF Stampa E-mail

Discorso introduttivo in occasione della Messa Pontificale del 24 giugno 2002, solennità della natività di San Giovanni Battista, patrono di Acitrezza

 

 

         Eccellenza Reverendissima, Gentili autorità civili e militari, fedeli di Acitrezza, carissimi amici qui convenuti in questo giorno di festa.

La festa risponde ad una necessità vitale dell’uomo, affonda le sue radici nel grande desiderio di entrare in comunione con Dio e tra di noi. Attraverso manifestazioni di gioia e di devozione la festa è affermazione del valore della vita e della creazione. Si interrompe la monotonia del quotidiano, l’asservimento alla logica del guadagno, per dare spazio all’essenziale, al rapporto vitale con Dio e all’incontro con l’altro, in un clima di dialogo e di comunione. Oggi contempliamo il nostro santo patrono, questa bellissima raffigurazione, che conduce il nostro cuore e la nostra mente al vero San Giovanni Battista che vive al cospetto di Dio nella pace e nella gioia e prega per noi. E’ questo il momento culminante della festa, la celebrazione eucaristica, nella quale per Cristo, con Cristo e in Cristo renderemo gloria a Dio Padre nello Spirito Santo; renderemo gloria al nostro Dio, mirabile nei suoi santi, e, contemplando Cristo, l’Agnello di Dio, entreremo in comunione profonda con Giovanni il Precursore.

         Per far festa ed entrare in comunione con Dio e col nostro amato santo, togliamo e buttiamo via tutto ciò che è di ostacolo e che distrugge i legami cordiali e fraterni. Così affermava San Cipriano di Cartagine nel suo commento al Padre nostro: «Se siamo figli di Dio, rimaniamo nella pace di Dio, e coloro che hanno un solo spirito, abbiano pure un’unica anima e un unico sentimento. Dio non accoglie il sacrificio di chi è in discordia, anzi comanda di ritornare indietro dall’altare e di riconciliarsi prima col fratello. Il sacrificio più grande da offrire a Dio è la nostra pace e la fraterna concordia, è il popolo radunato dall’unità del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo».

         Auguro dunque a tutti di vivere un’esperienza autentica di festa, rimanendo in comunione con Dio e col Precursore Giovanni il Battista, costruendo legami forti di solidarietà.

Concludo rivolgendo al nostro Vescovo Salvatore un saluto e un augurio.

         Un saluto mesto e malinconico perché in questi anni ci siamo affezionati a Lei. Sono tanti i motivi per esprimere sentimenti di gratitudine nei Suoi riguardi.

         Un augurio per il suo 56° compleanno festeggiato ieri e per il delicato ministero che è chiamato a svolgere nella Chiesa di Catania. Le auguriamo di essere come il Battista, amico dello Sposo, lampada che arde, annunciatore di salvezza, per preparare un popolo ben disposto ad accogliere il Signore che viene.

Grazie, eccellenza, per la sua presenza tra noi e tanti auguri.

 

Don Giovanni Mammino

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