Discorso visita Reliquiario Madonna delle Lacrime (22-09-2011) PDF Stampa E-mail

Discorso in occasione della visita del Reliquiario della Madonna delle Lacrime di Siracusa

Acitrezza, 22 settembre 2011

 

 

 

Carissimi,
la nostra comunità di Acitrezza esulta di gioia per il lieto evento della visita di Maria. Il Reliquiario che oggi accogliamo è un segno che ci ricorda la presenza di una madre che ama e che rivolge, anche con il linguaggio eloquente delle lacrime, un accorato appello alla conversione e a vivere una vita nuova in Cristo. Anche la statua che noi veneriamo da cento anni è un segno che ci riporta alla realtà della presenza viva di una madre che cammina con noi. È Maria dunque che continua a visitarci attraverso questi segni.
 
La nostra comunità di Acitrezza, che venera come patrono Giovanni il Battista, si impersona oggi in Elisabetta e nel Precursore ed esulta per la visita di Maria. Con Elisabetta noi oggi diciamo: “Benedetta tu fra le donne e benedetto il frutto del tuo grembo” (Lc 1,42). Tu sei la benedetta, o Vergine Maria, perché piena di grazia e ricolma di Spirito Santo. Come Elisabetta anche noi ci chiediamo: “A che cosa devo che la madre del mio Signore venga da me?” (Lc 1,43). Tu vieni a noi perché sei la madre del nostro Signore, madre di misericordia e di tenerezza e ti prendi cura dei figli che il Figlio tuo ti ha affidato ai piedi della croce. Con Elisabetta anche noi esclamiamo “Beata colei che ha creduto nell’adempimento di ciò che il Signore le ha detto” (Lc 1,45). La tua gioia e beatitudine viene dalla fede, dall’abbandono fiducioso in Colui che è il Salvatore, l’Onnipotente, il Santo. Come Giovanni il Battista nel grembo della madre anche noi esultiamo di gioia per Maria, madre di Dio e madre nostra.
 
Carissimo don Luca, grazie per aver accolto la nostra richiesta in questo anno per noi speciale nel quale ricordiamo il primo centenario della statua della Madonna della Nova. La devozione a Maria è strettamente legata alla storia di Acitrezza. Fin dagli inizi del XVIII secolo il popolo trezzoto ha invocato Maria col titolo “Matri di Diu a Nova”, un titolo tutto nostro, legato alla speranza di una buona notizia per chi intraprendeva la navigazione e lasciava per lungo tempo il nostro paese. Quante lacrime di dolore, speranza e gioia, donne e uomini di Acitrezza hanno versato dinanzi all’immagine della Madonna “a Nova” nella piccola cappella di via Provinciale. Con la stessa ininterrotta devozione i pellegrini di Acitrezza, nei primi giorni di quel settembre del 1953, furono tra i primi ad accorrere a Siracusa dinanzi a quel semplice quadretto raffigurante il Cuore Immacolato di Maria.
 
Anche noi, oggi, vogliamo inserirci in questa lunga schiera di generazioni che chiamano Maria beata. Ci siamo preparati con la “Peregrinatio Mariae” portando nelle nostre case non solo l’immagine della Madonna ma soprattutto il Vangelo che abbiamo ascoltato e meditato. All’inizio di questo mese abbiamo solennemente festeggiato Maria. Ma non possiamo limitarci solo a questo perché Maria non vuole solo feste ma conversione profonda e accoglienza nella fede e nell’amore del Figlio suo in vista della grande festa della vita, la vera festa, nella quale insieme con Maria saremo avvolti dall’Amore infinito ed eterno di Dio.
La Vergine Maria col suo amore materno e le sue Lacrime tocchi i nostri cuori induriti e li renda docili affinché possiamo accogliere in umiltà e semplicità Gesù, Via, Verità e Vita.
 
Don Giovanni Mammino
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