Saluto a Don Giuseppe Pavone PDF Stampa E-mail
 
 
DISCORSO DI SALUTO A DON GIUSEPPE PAVONE
 
Carissimo Padre Giuseppe,
la festa di San Giovanni di quest’anno penso che resterà indimenticabile per te e per noi perché ha segnato la conclusione di una fondamentale e intensa esperienza di ministero sacerdotale vissuta qui ad Acitrezza. A dire il vero l’incontro con la nostra comunità ha avuto inizio nei tuoi anni di Seminario, quando il rettore, nel 2006, mi chiese di accogliere per l’esperienza pastorale il seminarista Giuseppe Pavone, seminarista che già conoscevo perché lo avevo avuto alunno al primo anno di teologia presso lo Studio Teologico San Paolo di Catania. In quegli anni ho cominciato a conoscere e ad apprezzare le qualità del futuro don Giuseppe nell’esercizio delle attività pastorali di animazione della liturgia e della catechesi. La tua presenza ad Acitrezza ha avuto in seguito una interruzione, nel 2008, l’anno del diaconato, perché inviato per il tirocinio pastorale a Santa Maria La Stella. Ma il Signore ti chiamava a stare ad Acitrezza, in riva al mare, a gettare le reti sulla Sua Parola. E così, nel settembre del 2009, divenuto unico parroco di Acitrezza e avendo la necessità di un aiuto per le attività pastorali delle due comunità parrocchiali, il vescovo mons. Vigo, volle mandare ad Acitrezza il novello sacerdote don Giuseppe Pavone, da poco ordinato il 15 luglio del 2009.
Sono passati cinque anni di intenso ministero pastorale, abbiamo camminato insieme nella fede e nell’amore, e per questo vogliamo lodare il Signore nel giorno dell’ottava della festa del nostro patrono. Non una celebrazione di saluto, perché continuiamo a lavorare nell’unica Chiesa del Signore, ma una celebrazione di ringraziamento per il dono che tu sei stato in questi anni per noi. Con la tua presenza le nostre comunità hanno ricevuto una forte carica di entusiasmo giovanile e allo stesso tempo un servizio sacerdotale di qualità. Ti ho dato fiducia e l’hai ben meritata nell’ambito delle attività di oratorio, di pastorale giovanile e di catechesi dei ragazzi. Negli anni del tuo ministero tra noi sei diventato assistente diocesano del Coordinamento degli oratori della Diocesi di Acireale e, grazie a te, il nostro oratorio, sempre più rivitalizzato, è entrato a pieno titolo nel circuito diocesano. In tutto e per tutto ti sei lanciato nel servizio delle nostre comunità, nel ministero della cura degli infermi, nella celebrazione del sacramento della penitenza, nel ministero dell’ascolto ed in particolare nella formazione degli adolescenti e dei giovani. Insieme, attraverso la lectio divina e l’adorazione eucaristica mensile, abbiamo ribadito l’importanza dell’ascolto della Parola di Dio e della preghiera. Insieme abbiamo ribadito che per prima cosa siamo discepoli del Signore, chiamati a stare con lui e per testimoniare il suo amore. Insieme abbiamo annunciato il Vangelo di Gesù Cristo morto e risorto, piena rivelazione della vita divina e della misericordia di Dio Padre. Anche tu, come Paolo puoi affermare: “Anch’io, fratelli, quando venni tra voi, non mi presentai ad annunciarvi il mistero di Dio con l’eccellenza della parola o della sapienza. Io ritenni infatti di non sapere altro in mezzo a voi se non Gesù Cristo, e Cristo crocifisso” (1 Cor 2,1-2). Alla base di tutto c’è questo annuncio e per questo motivo la comunità parrocchiale non può ridursi ad una agenzia che organizza eventi o a un centro sociale o di intrattenimento. L’annuncio del Vangelo in te si è concretizzato attraverso lo stile di vita di un sacerdote giovane, esuberante, ma allo stesso tempo equilibrato, che crede in quello che fa e che va subito all’essenziale delle cose.
Non riesco a dimenticare questi anni soprattutto per l’esperienza di vita comune sacerdotale. Abbiamo vissuto la vita quotidiana nel dialogo e nel costante confronto, condividendo gioie e prove della vita, speranze e progetti pastorali. Questa nostra esperienza è stata così bella che più di un confratello in diocesi ha anche affermato che eravamo di esempio per gli altri sacerdoti. Confesso che mi mancherà questa esperienza e questo stile quotidiano di condivisione con un sacerdote intelligente, ben radicato nella vita di fede, cordiale e pieno di vitalità. Nello svolgimento delle attività pastorali bastavano tra noi poche parole o uno sguardo per capire ciò che era giusto fare. Ti ringrazio per tutto quello che mi hai dato e per la pazienza che hai avuto con me.
E adesso è venuto il tempo di sciogliere le vele per la grande navigazione, il tempo di spiccare il volo, il tempo della responsabilità diretta, in quanto parroco. Il Signore ha voluto che tu esercitassi questo ministero a Cosentini e a Maria Vergine, due piccole ma belle comunità. Per queste comunità, utilizzando una immagine che ti si addice ed è tanto cara a papa Benedetto XVI, tu sei chiamato ad essere umile operaio della vigna del Signore. Mettiti subito al lavoro amando quelle comunità come hai amato le nostre, da vero buon pastore. La Vergine Maria, Regina del S. Rosario e San Giuseppe suo sposo rivolgano su di te il loro sguardo d’amore, ti prendano per mano, e ti guidino nel tuo ministero a servizio della Chiesa, che tutti, anche se in posti diversi, siamo chiamati ad amare e a servire.
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